Si è tenuta a Cagliari dal 20 al 23 settembre, presso la Fiera Campionaria, una densa tre giorni per  analizzare lo stato di salute dell’intero comparto agricolo sardo e per ragionare su come costruire la futura programmazione agricola 2021 – 2027. Questi i numeri:11 tavoli tematici, 6 tavole rotonde in cui sono stati coinvolti oltre 500 addetti ai lavori di caratura regionale e nazionale. Il direttore tecnico Luigi Manias il 20 settembre ha partecipato assieme a Davide Brisi di Api.pro ai lavori del tavolo 6 dedicato all’apicoltura, da cui è scaturito un report conclusivo dove sono stati individuati preliminarmente gli ostacoli allo sviluppo della filiera: scarsa cultura d’impresa e propensione all’aggregazione; mancanza di riconoscimento dell’apicoltura nell’ambito della salvaguardia ambientale; emergenza sanitaria (Varroa); condizioni ambientali degradate (attività antropica); bassa specializzazione dell’azienda apistica (monocoltura miele). Quindi sono stati evidenziati i punti di forza e opportunità del comparto: ruolo strategico della filiera apistica per lo sviluppo dell’agricoltura; ampia gamma di mieli uniflorali; presenza pervasiva del miele come componente base di molti prodotti dell’arte dolciaria sarda; potenzialità produttive del territorio grazie all’orografia, alle colture agrarie presenti e all’abbondanza di flora apistica in particolari areali; reputazione del miele come prodotto di eccellenza. Sono stati poi definiti gli obiettivi a lungo e medio termine: riconoscimento dell’apicoltura e del ruolo dell’apicoltore per la salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità; valorizzazione delle aree del territorio regionale con vocazione alla produzione apistica, adozione del marchio di tutela di origine; diffusione della conoscenza relativa all’educazione ambientale e alimentare, diversificazione delle produzioni dell’alveare; ricostituzione del potenziale mellifero. Per raggiungere questi obiettivi sono state individuate queste azioni strategiche: incrementare il reddito degli operatori apistici; concedere premialità agli imprenditori agricoli che inseriscono nella rotazione colturale piante o colture ad interesse apistico; favorire la valorizzazione e la promozione dei prodotti apistici anche attraverso la certificazione del prodotto; promuovere l’educazione ambientale e alimentare in ottica di multifunzionalità dell’azienda apistica; garantire la qualità dei prodotti e la diversificazione produttiva incoraggiando la conduzione degli allevamenti in biologico; tutelare la biodiversità attraverso la localizzazione degli apiari negli areali a ridotto interesse apistico; finanziare la ricerca e la formazione per garantire prodotti di qualità. Nella tavola rotonda del giorno successivo Francesco Caboni di Terra Antiga alle criticità della parcellizzazione produttiva e della riduzione drastica delle produzioni (< 70%) nel lungo periodo (25 anni), ha prospettato come soluzioni  risolutive  la certificazione di prodotto per una affermazione concreta di mercato, la revisione dei modi e dei contenuti della comunicazione e il riconoscimento pieno di una nuova visione dell’azienda apistica come reale produttrice di reddito.