Normativa


La direttrice del Servizio sostenibilità delle attività zootecniche e ittiche di Laore, la dottoressa Daniela Mulas, con determinazione 263/21 del 24 marzo 2021 ha iscritto Apiaresos nell’Elenco regionale degli Organismi associativi tra apicoltori. Si è concluso un articolato iter che ha portato Apiaresos ad essere riconosciuta dalla RAS, con il conseguente accreditamento presso l’Assessorato regionale dell’agricoltura e riforma agro-pastorale. Un passaggio importante che permette ad Apiaresos di rappresentare in maniera più efficace, come recita il nostro statuto, gli “interessi degli apicoltori sardi ed in particolare degli Associati nei rapporti con le istituzioni” regionali. Apiaresos ha sempre dimostrato di avere a cuore questo tema. Ad incominciare dal fondamentale incontro di Oristano preparatorio alla discussione e approvazione in aula della L.R. 15, per seguire con una incessante attività di sensibilizzazione come l’audizione in Commissione agricoltura i costanti contatti con tutti i consiglieri regionali, finalizzati ad un testo normativo agile e chiaro, rispondente alle reali esigenze dell’apicoltura sarda. Ne possiamo dimenticare la manifestazione pubblica, la prima in assoluto degli apicoltori sardi, del 13 dicembre 2017, dove una delegazione di apicoltori presento al Presidente della Regione e ad un’ampia rappresentanza bipartisan di consiglieri una piattaforma organica di rivendicazioni.

Sono noti i dubbi di Apiaresos sull’efficacia, ai fini di una rigorosa programmazione della politica regionale in apicoltura, di un organo consultivo come la Commissione apistica regionale. Dubbi ragionevolmente motivati dagli scoraggianti esiti delle passate gestioni. Ciò nonostante ne abbiamo chiesto in data di oggi la formazione e convocazione, auspicando che la futura Commissione possa lavorare e bene per l’apicoltura sarda.



Si è tenuta a Cagliari dal 20 al 23 settembre, presso la Fiera Campionaria, una densa tre giorni per  analizzare lo stato di salute dell’intero comparto agricolo sardo e per ragionare su come costruire la futura programmazione agricola 2021 – 2027. Questi i numeri:11 tavoli tematici, 6 tavole rotonde in cui sono stati coinvolti oltre 500 addetti ai lavori di caratura regionale e nazionale. Il direttore tecnico Luigi Manias il 20 settembre ha partecipato assieme a Davide Brisi di Api.pro ai lavori del tavolo 6 dedicato all’apicoltura, da cui è scaturito un report conclusivo dove sono stati individuati preliminarmente gli ostacoli allo sviluppo della filiera: scarsa cultura d’impresa e propensione all’aggregazione; mancanza di riconoscimento dell’apicoltura nell’ambito della salvaguardia ambientale; emergenza sanitaria (Varroa); condizioni ambientali degradate (attività antropica); bassa specializzazione dell’azienda apistica (monocoltura miele). Quindi sono stati evidenziati i punti di forza e opportunità del comparto: ruolo strategico della filiera apistica per lo sviluppo dell’agricoltura; ampia gamma di mieli uniflorali; presenza pervasiva del miele come componente base di molti prodotti dell’arte dolciaria sarda; potenzialità produttive del territorio grazie all’orografia, alle colture agrarie presenti e all’abbondanza di flora apistica in particolari areali; reputazione del miele come prodotto di eccellenza. Sono stati poi definiti gli obiettivi a lungo e medio termine: riconoscimento dell’apicoltura e del ruolo dell’apicoltore per la salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità; valorizzazione delle aree del territorio regionale con vocazione alla produzione apistica, adozione del marchio di tutela di origine; diffusione della conoscenza relativa all’educazione ambientale e alimentare, diversificazione delle produzioni dell’alveare; ricostituzione del potenziale mellifero. Per raggiungere questi obiettivi sono state individuate queste azioni strategiche: incrementare il reddito degli operatori apistici; concedere premialità agli imprenditori agricoli che inseriscono nella rotazione colturale piante o colture ad interesse apistico; favorire la valorizzazione e la promozione dei prodotti apistici anche attraverso la certificazione del prodotto; promuovere l’educazione ambientale e alimentare in ottica di multifunzionalità dell’azienda apistica; garantire la qualità dei prodotti e la diversificazione produttiva incoraggiando la conduzione degli allevamenti in biologico; tutelare la biodiversità attraverso la localizzazione degli apiari negli areali a ridotto interesse apistico; finanziare la ricerca e la formazione per garantire prodotti di qualità. Nella tavola rotonda del giorno successivo Francesco Caboni di Terra Antiga alle criticità della parcellizzazione produttiva e della riduzione drastica delle produzioni (< 70%) nel lungo periodo (25 anni), ha prospettato come soluzioni  risolutive  la certificazione di prodotto per una affermazione concreta di mercato, la revisione dei modi e dei contenuti della comunicazione e il riconoscimento pieno di una nuova visione dell’azienda apistica come reale produttrice di reddito.

La giunta della Regione autonoma della Sardegna ha stanziato 1,5 milioni per aiuti alle piccole e medie imprese del comparto apistico, con una dimensione aziendale non inferiore a 25 alveari, sul triennio2018-2020.          lo scrive l’ufficio stampa della regione nel seguente comunicato stampa.  

‘’Cagliari, 19 novembre 2018 – Su proposta dell’assessore dell’Agricoltura, Pier Luigi Caria, la Giunta ha approvato nei giorni scorsi lo stanziamento di 1milione e 500mila euro da destinare agli aiuti per il comparto apistico. Le risorse saranno erogate nel triennio 2018-2020 con una disposizione di 500mila euro ad annualità. L’intervento punta al miglioramento strutturale delle aziende apicole sarde. Possono accedere al programma le Piccole e Medie imprese che abbiano una dimensione aziendale non inferiore a 25 alveari.

L’assessore. “Attraverso questi aiuti – ha spiegato Pier Luigi Caria – ci impegniamo a incentivare e migliorare l’allevamento apistico per la salvaguardia dell’ape italiana e delle api autoctone tipiche, e la pratica del nomadismo. Questo settore riveste grande importanza nell’agricoltura regionale, non solo per l’attività economica che ne deriva, con la produzione di miele e altri prodotti dell’alveare, ma anche perché la presenza delle api assicura l’impollinazione e quindi la produzione delle diverse specie vegetali. L’apicoltura rappresenta quindi un indispensabile contributo per il mantenimento dell’equilibrio biologico, contribuisce a una gestione sostenibile del territorio, rappresenta un modello di sfruttamento agricolo con un impatto ambientale positivo e il suo esercizio è particolarmente indicato per le aree marginali e le zone protette. Il comparto regionale – ha proseguito l’assessore – è caratterizzato dalla diversità delle condizioni di produzione e delle rese e dalla eterogeneità degli operatori economici, sia in termini di produzione e sia di commercializzazione, tanto da richiedere l’adozione di iniziative che puntino a migliorare questa condizione. La delibera approvata – ha concluso il titolare dell’Agricoltura – incrementa un altro fondo, da quasi 200mila euro, già disponibile e sempre destinato al comparto apistico il cui bando, tuttora in corso, scadrà il prossimo 30 novembre 2018”.

Massimali e intensità dell’aiuto. Il contributo massimo per azienda è di 25mila euro, per le imprese singole, mentre sale a 50mila per quelle che si presentano in forma associata. L’intensità degli aiuti non può superare il 40% dei costi ammissibili a contributo. L’aliquota potrà raggiungere il 60% per le aziende ricadenti in zone soggette a vincoli naturali o ad altri vincoli specifici e per i giovani agricoltori o per gli agricoltori che si sono insediati nei cinque anni precedenti la data della presentazione della domanda di aiuto.

Spese ammissibili. Sono ammissibili a finanziamento le spese sostenute, successivamente alla presentazione della domanda di aiuto, per i seguenti investimenti: acquisto di macchinari, arnie, mezzi di trasporto e attrezzature, compresi mezzi di trasporto e attrezzature idonei alla movimentazione degli alveari. Sono inoltre ammissibili la realizzazione, ristrutturazione e ammodernamento di strutture idonee a esercitare la propria attività. Nel caso di aziende che praticano il nomadismo, l’acquisto di arnie è riservato a quelle che posseggono almeno 50 alveari registrati in BDA (Banca Dati Apistica). Sono esclusi dagli aiuti: l’acquisto di alveari, pacchi d’api e api regine; l’acquisto di dotazioni usate; gli investimenti di mera sostituzione.’’

Attendiamo ora da parte della regione l’attivazione dei bandi per poter accedere a questi fondi. Apiaresos  continuerà a sollecitare la RAS affinché siano attivati in tempi brevi.

     Giuseppe Caddeo

apicoltori in rivolta

A seguito delle continue pressioni fatte da Apiaresos per lo sblocco delle somme per acquisto dei mezzi per il nomadismo, finalmente è stato ottenuto il via libera da parte dell’Unione Europea, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Europea
I finanziamenti (Cinquecentocinquantadue mila euro) furono introdotti con la finanziaria 2017 dal Consiglio regionale su richiesta dell’Assessorato all’Agricoltura.
Attendiamo ora da parte della regione l’attivazione dei bandi per poter accedere a questi fondi. Apiaresos  continuerà a sollecitare la RAS affinché siano attivati in tempi brevi.
     Giuseppe Caddeo

 

 

Apiaresos ritiene che il riconoscimento di 15 euro come parametro unitario d’aiuto ad alveare, rispetto al pochissimo o niente del passato, sia una risultato altamente positivo. 2 euro in più rispetto ad un capo ovino – caprino e l’equiparazione di un un alveare ad un capo bovino da latte è un successo, perché la Regione Autonoma della Sardegna riconosce l’apicoltura sarda alla stessa stregua di settori di assoluta rilevanza dell’agricoltura sarda: quello ovino caprino e il bovino da latte. Pertanto ritenere che la Regione potesse concedere ad alveare più di quanto ha fatto, prima di essere velleitario, è pretestuoso e strumentale. Sarà utile ricordare che in occasione della prima manifestazione pubblica degli apicoltori sardi del 13 dicembre 2017, culminata nell’incontro con il Presidente del Consiglio Regionale Ganau, sul tema siccità Apiaresos chiese di equiparare un capo ovino – caprino ad un alveare a fronte di una proposta da parte dell’on. Lotto, presidente della Commissione Agricoltura, di 7 -8 euro. Tuttavia da parte del Presidente Ganau e di tutti i consiglieri convenuti ci fu l’impegno a verificare la possibilità di una sensibile integrazione. Così è avvenuto.        Luigi Manias

Martedì 12 giugno, presso la Fondazione Edmund Mach di San Michele d’Adige, si terrà la presentazione della Carta di San Michele d’Adige, un documento a tutela della biodiversità delle sottospecie autoctone dell’apis mellifera, con  particolare rifermento all’ape ligustica. L’elaborazione condivisa del documento ha visto non solo la partecipazione delle maggiori istituzioni scientifiche italiane che si interessano di insetti, ma anche di apicoltori di riferimento nella difesa della biodiversità apistica e di associazioni come Apiaresos, prima firmataria, che ha dato un contributo costruttivo alla sistematizzazione della parte normativa. Maggiori informazioni sulla Carta di San Michele d’Adige in  https://eventi.fmach.it/Carta-di-San-Michele-all-Adige.

Apiaresos, sulla scorta di questo importante documento, intende sensibilizzare il legislatore sardo a rendere operativa la L.R. del 21 luglio 2015, n. 19 sull’apicoltura, con misure di tutela concrete, in riferimento alla “salvaguardia delle specie apistiche, con particolare riferimento alla razza di ape italiana (Apis mellifera ligustica Spinola) e alle popolazioni di api autoctone tipiche.” (art.1, comma 2).    Luigi Manias

Venerdì 27 aprile a Cagliari all’illustrazione del Piano regionale contro la Varroa per Apiaresos era presente lo scrivente, Francesco Caboni per l’OP Terra Antiga e Alessandro Lampis per Api.pro. Alla relazione del prof. Ignazio Floris, che ha fondamentalmente  illustrato distribuzione e incidenza di apiari e apicoltori nel territorio regionale e fatto una disamina esaustiva sui presidi terapeutici contro la varroa approvati dal Ministero competente, sono seguiti gli interventi del dott. Pasquale Marrosu per Laore e del dott. Bruno Frau per i Servizi Veterinari, ovvero i soggetti attuatori del piano, che hanno illustrato l’attività che sarà da loro svolta. Apiaresos ha ribadito le criticità delle quali avevamo già dato ampio risalto in questo blog, che ricordiamo sono:

  1. Differenziazione spiccata delle aziende apistiche sarde per consistenza alveari, tipologia attività (stanziali, nomadi, miste), impostazione produttiva (miele, polline, pappa reale, api regine, ecc.);
  2. Differenzazione delle scelte sanitarie aziendali in tema di lotta alla varroa a seconda del livello di infestazione e di re infestazione post trattamento, andamento produttivo stagionale, andamento climatico invernale e primaverile, costo trattamento inteso sia come costo del  farmaco che in ore/lavoro ad alveare, disponibilità di nuovi farmaci.

Pertanto concludevamo risulterebbero problematiche la standardizzazione della tempistica dei trattamenti,  la tipologia di farmaco da utilizzare, l’adozione di una strategia comune per aziende fortemente differenziate e per territori che presentano elementi di forte disomogeneità. Infine la variabilità e la collocazione cronologica delle produzioni impedirebbe di fissare dei termini di trattamento. Pertanto come Apiaresos ribadiamo che questo piano è del tutto inutile  e dispendioso per l’aggravio di oneri burocratici a carico delle aziende apistiche e l’ingiustificato  dispendio  di risorse pubbliche.

In sede di discussione sono state evidenziate dai rappresentanti delle Associazioni ulteriori criticità non sanabili, come l’esistenza di un numero considerevole di alveari non denunciati alla Banca Data Apistica (Caboni), che rende inutile qualsiasi piano di risanamento a connotazione territoriale. Inoltre la scelta random (cioè casuale) degli apiari su cui intervenire riguarderà, inevitabilmente, le aziende censite in BDA, tralasciando ovviamente questo immane e pericolosissimo “sommerso” di apicoltori clandestini, che dubitiamo assai  adottino una strategia continuativa e adeguata alle patologie degli alveari. Le risorse messe in campo, ovvero tecnici apistici Laore e veterinari, già oberati da una moltitudine di impegni di stringente urgenza e gravità (si pensi per i veterinari alla peste suina), saranno insufficienti a  fronteggiare l’attuazione del piano che sarà diretto alle aziende censite, cioè ai “soliti noti”, ovvero alle aziende professionali che già operano con competenza ed efficacia nel contenimento delle patologie dell’alveare.   E’ stato evidenziato durante la discussione che la stessa assistenza dovuta da Laore all’immane numero di persone licenziate dai loro corsi di apicoltura è carente, per ovvie ragioni legate all’insufficienza delle risorse umane (Lampis). Di fatto, come tendenza generale, un numero cospicuo di apicoltori neofiti  non hanno strumenti  adeguati di intervento sul fronte del contenimento delle patologie apistiche, per cui il completamento dei processi formativi è stato evidenziato (Caboni, Manias) si svolgono ormai attingendo su Internet a contenuti non validati. Sarebbero pertanto fra gli ideali destinatari del piano che comunque, a nostro parere, non può essere finalizzato a riparare ai gaps formativi. Insomma a questo piano, di cui Apiaresos si riserva di valutare efficacia e raggiungimento degli obiettivi dopo la prima annualità, mancano la totalità dei prerequisiti per poterlo applicare.      Luigi Manias

 

http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2018/04/23/urbanistica6-appuntamenti-su-territorio_872b949f-655f-4463-bc34-934306dbc3c6.html . La cautela è d’obbligo, ma un’agenzia dell’ANSA Sardegna farebbe ben sperare, salvo verificare l’esatta rispondenza tra quanto scritto e la realtà delle cose, che le rivendicazioni degli apicoltori sardi siano state prese in considerazione, quando riporta che Erriu ha affermato che“l’edificabilità nell’agro con l’estensione del terreno su cui costruire dipenderà dal tipo di coltura”. Come gli apicoltori ricorderanno Apieresos, raccogliendo le preoccupazioni dell’apicoltura professionale in merito alle quote di edificabilità in terreni agrari per i locali di lavorazione dei prodotti degli alveari, previste dalla bozza di legge urbanistica della RAS, aveva proposto l’eliminazione del vincolo. D’altra parte questa nostra posizione era stata ribadita nell’incontro di una delegazione Apiaresos con il presidente  Ganau e i consiglieri regionali al termine della manifestazione del 13 dicembre scorso https://apiaresosdearbaree.wordpress.com/2017/12/14/presenti/      Luigi Manias

 

Venerdì 27 aprile alle ore 11:00, nella sala anfiteatro presso la Direzione generale delle politiche sociali in via Roma 253  a Cagliari, sarà presentato il Piano regionale per il controllo dell’infestazione da Varroa destructor per il 2018. Apiaresos sarà certamente presente per ribadire la propria posizione sul Piano, come già fatto martedì 26 settembre 2017 con pec a san.dgsan@pec.regione.sardegna.it e di cui riportiamo il testo. Riteniamo inoltre che il Piano rappresenti per gli apicoltori sardi un ulteriore aggravio di oneri burocratici e un dispendio poco giustificato di risorse pubbliche.

La posizione di Apiaresos in merito al Piano di Controllo della Varroa destructor è in linea con quella ufficiale dell’UNAAPI, organismo associativo di primo livello di cui la nostra Associazione è componente.

Le aziende apistiche sarde sono realtà produttive estremamente eterogenee sia per consistenza di alveari, sia per tipologia di attività (stanziali, nomadi, miste) sia per impostazione produttiva (miele, polline, pappa reale, api regine, ecc.). Pensare di  calare dall’alto un piano che ne standardizzerebbe la tempistica dei trattamenti e la tipologia di farmaco da utilizzare è assai problematica.

Oggi ci troviamo di fronte ad un’estrema volatilità delle scelte sanitarie aziendali in tema di lotta alla varroa derivante da una serie di elementi non determinabili a priori quali; livello di infestazione e di re infestazione post trattamento,  andamento produttivo stagionale, andamento climatico invernale e primaverile, costo trattamento inteso sia come costo del  farmaco che in ore/lavoro ad alveare, disponibilità di nuovi farmaci.

Non è pensabile dettagliare una strategia comune per diverse aziende e territori. Le ultime annate apistiche ci hanno insegnato che apiari gestiti dalla stessa azienda, portati su raccolti diversi a distanza di qualche settimana si trovano in condizioni diverse. Proviamo ad immaginare un piano di lotta che fissi entro i primi 15 gg di luglio il trattamento estivo; molte aziende si troverebbero ancora con i melari sull’eucalipto e saranno impossibilitati a trattare.

Se proprio dobbiamo avere un piano di lotta territoriale, esso dovrebbe essere totalmente flessibile da lasciare la piena discrezionalità operativa all’apicoltore il che significherebbe ammettere che è in pratica inutile. Infine ma non meno importante come aspetto, basti vedere all’esperienza recente spagnola, ove tali piani hanno dimostrato sostanzialmente la loro inutilità applicativa e pratica.

Il Presidente  Giovannino Schirra

 

 

Le pressioni esercitate da Apiaresos a livello assessoriale in questi giorni sembra abbiano sortito effetti di una certa rilevanza. Infatti il dott. Tullio Satta di Argea ci scrive alle 12.06: “Sono in atto interlocuzioni con il Ministero per verificare la possibilità di ricomprendere anche le produzioni apistiche. Pur non essendoci niente di certo circa un’eventuale misura risarcitoria, l’Assessorato dell’Agricoltura suggerisce di presentare prudenzialmente  le domande. Pertanto, nelle domande, in luogo delle colture agrarie, andrà indicato  il n. di alveari/arnie danneggiate facendo riferimento sia alla BDA che al fascicolo aziendale.”

Luigi Manias

 

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