Apiaresos annuncia la seconda edizione del corso di introduzione all’apicoltura, che si rivolge a tutti coloro che intendono avviare su solide basi teoriche e pratiche l’attività apistica. Il corso che avrà una durata di 80 ore, si terrà di sabato dalle 9 alle 13, dal 10 febbraio al 23 giugno 2018. Le lezioni in aula saranno tenute presso la sala consigliare del Municipio del Comune di Marrubiu in piazza Roma 1, mentre quelle pratiche si svolgeranno a Marrubiu, presso le aziende: Agricola Monte Arci e Apinath e ad Ales presso l’azienda Mieli Manias. Nel corso, che è riservato a non più di 15 allieve/i, sarà data prevalenza alla pratica sugli alveari alternata a lezioni teoriche in aula affidate ad apicoltori professionisti di esperienza pluridecennale, docenti e ricercatori universitari, veterinari. L’attestato di frequenza sarà rilasciato alle allieve/i che avranno frequentato almeno il 75% del corso e superato l’esame finale teorico/pratico. Il costo del corso è di soli 350 euro e il pagamento può avvenire con bonifico su c.c. intestato a Apiaresos de Arbaree presso Banca Etica IBAN IT16Z0359901899050188529557 o in contanti alla prima lezione. Il candidato dovrà compilare e inviare alla mail apiaresos@gmail.com o consegnarle alla prima lezione le due domande di iscrizione al corso e ad Apiaresos, ambedue scaricabili dal nostro blog alla sezione chi siamo > iscrizione. Per garantire l’accesso a tutti il costo del corso potrà essere anche rateizzato, con tempi e modalità da concordare con l’Associazione. Maggiori informazioni possono essere richieste a Luigi Manias 3477289905 e Orlando Oliva 3471172651.

Il Presidente

Nino Schirra

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Paolo Fontana, l’autore de Il Piacere della api, incontrerà domani a  Tramatza alle 15.30 gli apicoltori sardi nella sala convegni dell’Hotel Anfora per condividere il  Progetto ape per la biodiversità. Nell’incontro si parlerà anche degli strumenti normativi per la salvaguardia dell’ape mellifera ligustica ed ecotipi. Pubblichiamo qui di seguito il testo inviatoci da Paolo Fontana sui contenuti dell’incontro. Paolo Fontana sarà presente a Tramatza sin dalle 14.00. LM

Il progetto nasce in seno a WBA onlus (World Biodiversity Association) che ha subito trovato dei partner indispensabili nella Fondazione Edmund Mach di san Michele All’Adige (TN) e nell’azienda BIOAPI, Centro Culturale di Apicoltura – Biologica e Naturale di Santa Fiora (AR). L’Ape mellifera è un organismo chiave per la conservazione della biodiversità vegetale e quindi per il mantenimento dei diversi ecosistemi. Allevata fin dall’antichità è inoltre sempre stata presente ovunque come organismo “selvatico”. Purtroppo da oltre 30 anni, cioè dopo l’arrivo dell’acaro parassita Varroa destructor, questo non è più vero. Primo scopo del progetto Api per la Biodiversità è stato quello di dare un contributo attivo per la diffusione capillare dell’allevamento delle api mellifere attraverso la divulgazione di tipologie di “apicoltura naturale” basate su arnie a favo naturale come l’arnia Top Bar (Kenya Top Bar Hive). Le arnie adottate devono essere caratterizzate da un basso impiego di tecnologia e attrezzature ma allo stesso tempo devono consentire una elevata efficienza nel controllo di malattie e parassiti con tecniche biologiche. Questa “microapicoltura”, o apicoltura familiare, detta backyard beekeeping in alcuni paesi anglosassoni, non deve e non può essere alternativa o concorrenziale all’attività degli apicoltori perché è votata principalmente al mantenimento ed alla diffusione dell’ape mellifera e della sua azione di volano nella conservazione della biodiversità, con eventuale ottenimento di prodotti ad esclusivo consumo familiare. Lanciato nel 2015, il progetto ha visto aumentare notevolmente l’impiego consapevole di arnie top bar in Italia ma ha anche portato alla realizzazione di un particolare prototipo, la BF top bar, pensata sulla base delle migliori soluzioni utilizzate nel mondo, per facilitare soprattutto il controllo della Varroa. Il progetto dettagliato di questa particolare top bar è stato subito reso disponibile a tutti nel sito di WBA.

 

 

In seno a questo progetto è stato tradotto in italiano un primo manuale di apicoltura top bar ed è stato pubblicato un corposo testo di paolo Fontana sulle api, la storia dell’apicoltura e l’apicoltura naturale. Durante questi anni è stato allestito un corposo materiale didattico sulla gestione delle arnie top bar, diffuso mediante corsi e conferenze ma disponibile a tutti nel sito di WBA. Oltre al ruolo delle api sulla conservazione della biodiversità ambientale, il progetto è stato da subito attivo nella conservazione e della valorizzazione della stessa biodiversità della specie Apis mellifera e delle sue sottospecie autoctone. Proprio in conseguenza di ciò, in seno a questo progetto WBA ha ideato e sta lanciando una nuova certificazione per l’apicoltura, Biodiversity Friend Beekeeping, basata sull’uso di api locali, sulla stanzialità degli apiari, sull’uso del favo naturale e sulla valorizzazione dei mieli territoriali. L’ultima sfida del progetto Api per la Biodiversità è quello di pensare una apicoltura a favo naturale ma di tipo più professionistico. Per questo è in a sedi realizzazione un nuovo prototipo di arnia che faciliti la gestione a favo naturale, sempre con un occhio alla semplificazione tecnica, che permetta di ottenere miele da favo naturale sia per spremitura/colatura che per centrifugazione e che preveda la facile applicazione delle biotecniche nel controllo della Varroa.

WBA onlus: http://biodiversityassociation.org/it 

Progetto Api per al Biodiversità: http://biodiversityassociation.org/it/portfolio/api-la-biodiversita/

Era affollata da un centinaio di persone tra apicoltori e curiosi la sala convegni dell’Exmè di Nuoro di piazza Mameli, venerdì 12 gennaio, nell’incontro organizzata da Libe.r.u. per sentire il prof. Ignazio Floris e lo scrivente. Floris ha fatto un ampio excursus sulle api e sull’apicoltura mettendo in evidenza le potenzialità dell’apicoltura sarda. Chi scrive ha ricordato  che le condizione di criticità dell’apicoltura sarda sono  cicliche e, a conferma di ciò, ha letto alcuni passi di un articolo di Ettore Cannas pubblicato nella rubrica Vita e problemi della Regione dell’Unione Sarda dal titolo “Grave crisi del patrimonio apistico sardo”, che scrive: “Si rivolga agli apicoltori la semplice domanda: come vanno le api? Senza dubbio essi risponderanno: morte e ammalate. Riposta che dovrebbe interessare anche le autorità preposte alla difesa dell’economia isolana. Ma tutto tace come tacciono le migliaia e migliaia di alveari ormai distrutti.” L’articolo è del 17 maggio 1951 e sembra scritto ieri. Secondo Apiaresos e il prof. Floris  dalla crisi si esce solo con la formazione e la diffusone della conoscenza; attività che la nostra Associazione svolge senza soluzione di continuità ormai da oltre 10 anni e che ha permesso a non poche nostre aziende associate di avviare e consolidare una diversificazione produttiva (polline in primis), che ha permesso un’importante integrazione di reddito. E’ seguito un breve ma vivace dibattito.

Luigi Manias

Paolo Fontana, entomologo e ricercatore presso il Centro Trasferimento Tecnologico dell’ Istituto Agrario di San Michele all’Adige (IASMA), Fondazione Edmund Mach, dove coordina un gruppo di ricerca su api e apicoltura, sarà in Sardegna a parlare di tutela della biodiversità apistica e presentare il suo libro Il piacere delle api. Le api come modello di sostenibilità e l’apicoltura come esperienza della natura e della storia dell’uomo (WBA Project, 2017, 648 pagine), in un duplice appuntamento. Il primo sarà  a Tramatza  presso l’Hotel Anfora, martedì 6 febbraio ad incominciare dalle 15.30, in un incontro – dibattito aperto a tutti gli apicoltori sardi dal titolo Progetto api per la biodiversità; il secondo, per il quale Apiaresos ha garantito all’associazione studentesca “Cultivarnova” del Dipartimento di Agraria e al prof. Ignazio Floris la collaborazione, sarà a Sassari mercoledì  7 febbraio ad iniziare dalle 9.00. Maggiori dettagli nei programmi allegati delle due giornate.

Luigi Manias

 

Ci siamo quasi …

Le ragioni che ci hanno indotto a riproporre una densa due giorni formativa, di un Convegno ormai giunto alla quarta edizione e dedicato ai temi di più stringente attualità in apicoltura, sono sostanzialmente due: il successo delle prime  tre edizioni in termini di qualità dell’offerta formativa, di livelli di partecipazione ottenuti, di soddisfazione espressa dagli stessi partecipanti e, ultimo ma non meno importante, la necessità di rinnovare annualmente un momento specifico di formazione intensa e qualificata.

E, coerentemente ai criteri adottati nelle edizioni trascorse, si è deciso di proporre una nuova edizione rinnovata e migliorata, con un congruo numero di interventi, che mantengono però una  stretta coesione tematica;  con particolare attenzione all’apicoltura professionale e alla ricerca scientifica finalizzata alla qualificazione dei prodotti dell’alveare. Siamo sempre più convinti che dalla crisi produttiva si possa uscire anche con una formazione adeguata. Non a caso abbiamo titolato il Convegno Apiaresos di quest’anno “Per un’Apicoltura da reddito”.

Per venire incontro agli apicoltori sardi, che hanno affrontato nel 2017 una delle annate più disastrose che a memoria d’uomo si ricordi, abbiamo mantenuti inalterati, così come facciamo ormai dal 2013, il costo della la tessera d’iscrizione e la quota sociale per il 2018, e abbiamo sensibilmente diminuito il costo di iscrizione al Convegno.

Abbiamo deciso di realizzare questo quarto convegno all’inizio del 2018 per venire incontro alle esigenze di tanti apicoltori, che alla fine dell’anno erano impegnati nelle diverse attività lavorative aziendali. E come nella passata edizione di collocarlo in un punto equidistante dell’Isola, confermando la medesima location all’Hotel – Centro Congressi l’ Anfora di Tramatza, al km. 103 della S.S. 131.

Come negli anni passati beneficeremo anche quest’anno del sostegno dell’UNAAPI e dell’apporto dei suoi docenti più prestigiosi.

     Il Presidente

Giovannino Schirra

 

E’ il titolo dell’incontro promosso da Libe.r.u., che si terrà a Nuoro venerdì 12 gennaio alle 18.30 all’ExMè, nella centralissima Piazza Mameli, nell’ambito dell’intensa attività svolta da questo spazio multifunzionale. Giuseppe Dedola, di Libe.r.u., coordinerà l’incontro – dibattito sull’apicoltura che vedrà impegnati il Prof. Ignazio Floris e il segretario di Apiaresos Luigi Manias. Sarà un’occasione per incontrare i soci del nuorese e in generale del nord Sardegna e fare il punto su almeno due fronti fondamentali per l’apicoltura sarda e di stringente attualità, quello politico e quello formativo che vede, a onor del vero, da decenni Apiaresos protagonista.

Il Presidente
Giovannino Schirra

 

 

 

Un incontro “a ruote sgonfie”, dove praticamente non si è deciso niente, quello che si è tenuto oggi nella biblioteca dell’Assessorato all’Agricoltura, in via Pessagno a Cagliari.
Quest’incontro per cui l’Assessore all’Agricoltura ha convocato i presidenti di Api-pro Sardegna, Terrantiga e Apiaresos, ha visto presenti per la Regione l’Assessore, il suo capo di gabinetto e diversi funzionari responsabili dei procedimenti legati all’Apicoltura. Per le compagini apistiche Davide Brisi, presidente di Api-pro Sardegna, Francesco Caboni presidente di Terraniga, Nino Schirra presidente di Apiaresos e Danilo Argiolas.
Dopo una descrizione sull’importanza dell’apicoltura da parte di Davide Brisi, l’Assessore Caria ha esposto la sua visione del settore apistico dicendo che, come in altri settori, finanziamenti e altri interventi non saranno indiscriminati, a pioggia, o a temperare emergenze; bensì a favore delle imprese d’eccellenza che mirano a rendersi  competitive, indicando come esempi l’agricoltura di precisione e i pif.
Un argomento che ha scaldato gli animi è stato la divisione delle risorse destinate all’apicoltura. Francesco Caboni ha fatto notare che per gli investimenti in apicoltura le aziende con più di 341 alveari sono fortemente penalizzate, in quanto non ci sono risorse sui PSR e non possono accedere alla LR 19, ora limitata a chi possiede da 100 a 340 alveari, o meglio ad aziende con produzione standard fra 4000 e 15000€. Sul Reg. CE 1308 ci sono sono pochissimi soldi. La risposta del funzionario, a nostro avviso poco convincente (visto che altre regioni operano in modo diverso, Campania per esempio), è stata che l’Europa chiede una demarcazione a monte, mentre Caboni giustamente sosteneva che sul PSR si chiede una demarcazione a valle. L’argomento è un po ostico e ha bisogno di due parole in più. Per demarcazione a monte, si intende il fatto che una stessa misura (esempio acquisto di arnie) non possa essere finanziata da due leggi diverse, mentre per demarcazione a valle s’intende, sebbene la stessa misura sia finanziata con due leggi diverse, che il beneficiario dichiara e si impegna a non farsi finanziare la stessa misura, nel caso dell’esempio l’acquisto delle stesse arnie con due finanziamenti diversi e la regione e gli enti preposti verificano che ciò avvenga. Il funzionario su questo punto è stato irremovibile.
Si è chiesto conto del perché nelle misure della L.R. 19/2015 siano finanziati solo mezzi di trasporto per il nomadismo e in questo caso il funzionario ha detto che le risorse erano poche (520.000€) e quindi hanno preferito concentrare le misure su quest’azione, considerando che con quella cifra saranno finanziate solo 30/35 aziende.
Sempre sulle provvidenze della LR 19/2015 il funzionario ha riferito che l’annualità 2016 ha ricevuto uno stop da Bruxelles e quindi è stata riproposta insieme a quella del 2017 alla fine di novembre 2017. Non ha saputo dare dei tempi certi per l’erogazione di questi 520.000 €. A mio avviso significa che se va bene se ne riparla in estate.
E’ stato chiesto se si era in tempo per fare delle modifiche e hanno risposto che per questo provvedimento non si può più fare niente visto che è già stato notificato alla commissione europea, mentre se ci fosse la volontà politica si potrebbe cambiare la destinazione dei 500.000 € previsti nella finanziaria attualmente in discussione e inserire nei finanziamenti anche arnie e attrezzature. Volendo si modificherebbe la fascia (attualmente possono usufruire dei benefici della LR 19.2015 solo gli apicoltori con un numero di arnie fra 100 e 340 alveari) degli apicoltori beneficiari estendendo anche a chi ha più di 340 alveari e mettere un limite per azienda in modo da finanziare un numero maggiore di aziende.
E importante notare che se la Commissione Agricoltura manterrà la promessa di portare la produzione standard a 88 € per alveare, i parametri saranno dimezzati e sicuramente sarà da ridiscutere l’intero impianto dei finanziamenti legati alla LR 19. Stesso discorso per il Reg. CE 1308. Bisogna attendere la nuova programmazione allo scadere del triennio per poter fare le modifiche.
Un altro tema discusso è stato il riconoscimento da parte della regione delle associazioni degli apicoltori cosi come previsto dalla legge 19/2015. Senza dare tempi certi e senza troppa convinzione è stato detto che verranno decisi i parametri di accesso. Per ora hanno nominato una commissione apistica non conforme a quanto previsto dalla legge e il sottoscritto ha detto chiaramente che se si va avanti senza i rappresentati degli apicoltori sarà presentato un ricorso formale, dicendo senza mezzi termini che senza un interlocutore riconosciuto non ci può essere ne dialogo ne comunicazione.
Fra gli appunti dell’assessore è finita anche la sacrosanta osservazione di Caboni sull’impossibilità da parte delle aziende apistiche di poter assicurare i raccolti, così come avviene per il resto dell’agricoltura.
In finale di riunione l’Assessore ha confermato, quanto già detto nell’incontro in via Roma fra i rappresenti di Apiaresos, il presidente Ganau e i diversi onorevoli regionali sulle provvidenze per la siccità 2017; ovvero che gli apicoltori sono stati inseriti fra i beneficiari e che la ripartizione sarà fatta secondo criteri che si decideranno in altre sedi.
Alla richiesta di quando potranno essere fruibili gli aiuti hanno risposto che fra un adempimento e l’altro, con tutta probabilità, saranno aperte le richieste nella prossima primavera
L’Assessore si è inoltre impegnato a mandare una nota all’Assessorato competente sulla richiesta di inserire la sensibilizzazione al veleno di imenotteri nell’elenco delle malattie professionali.
Insomma poco più che un incontro di buoni propositi. Alla fine ci si è dati appuntamento all’anno nuovo, probabilmente a febbraio, per continuare la discussione sui problemi dell’apicoltura.

Nino Schirra