Per la prima volta in Sardegna un corso sull’apicoltura naturale con l’arnia Top Bar condotto dal suo massimo esperto: Paolo Fontana. Paolo Fontana, autore del volume Il Piacere delle Api e promotore di una battaglia a difesa delle biodiversità apistica, culminata nella presentazione il 12 giugno della Carta di San Michele d’Adige, sarà insieme a Damiano Fioretto il docente del corso residenziale con la Top Bar, ristretto a soli 10 partecipanti, che si terrà a Cuglieri da lunedì 16 a martedì 17 luglio. Per le modalità di iscrizione e il costo chiamare o scrivere a Luigi Manias 3477289905 – apiaresos@gmail.com.

 

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C’era il tutto esaurito delle grandi occasioni domenica 27 maggio alle ore 19.30 nello spaccio della cooperativa Pastori Associati Sardegna di Villanovaforru, per degustare l’abbamele in abbinamento a due formaggi  pecorini e a un caprino. Un evento voluto da Apiaresos per  parlare di abbamele, che si è potuto realizzare nell’ambito del programma della seconda edizione del Festival del culto dell’acqua. Nino Schirra e lo scrivente hanno spiegato all’uditorio composto da 60 persone la storia, le modalità di produzione, le caratteristiche organolettiche dell’abbamele, proponendo le suggestive immagini di una apicoltrice novantenne all’opera nella preparazione di questo decotto. Abbiamo poi ricordato che grazie ad Apiaresos l’abbamele ha ottenuto dallo stato italiano il riconoscimento come PAT (Prodotto Agricolo Tradizionale) il 10 luglio 2010, dopo un lungo lavoro di ricerca, che ha prodotto un dossier storico – tecnico ed ha comportato una lunga procedura burocratica.  I PAT, i prodotti agroalimentari e agricoli destinati all’alimentazione umana, caratteristici di un territorio e legati alle produzioni tradizionali locali sono normati dall’art.8 del D.lgs n° 173/98 che sancisce l’importanza della valorizzazione del patrimonio gastronomico;  dal DM 350/99 che fissa le norme per l’individuazione dei prodotti tradizionali; e dalle circolari ministeriali n. 10 del 21/12/1999 e n. 2 del 24/01/2000 che regolano l’iter di riconoscimento.       Luigi Manias

La collaborazione avviata da Apiaresos con il CREA – Api di Bologna (già Istituto Nazionale di Apicoltura) per la caratterizzazione della propoli sarda si inscrive in un progetto più ampio a carattere nazionale che verificherà, per quanto è possibile, di differenziare la propoli di fascia costiera mediterranea da quella continentale tipicamente riferibile alla tipologia “Poplar”.Gli estratti alcolici ottenuti dai campioni saranno processati mediante la strumentazione analitica HPLC massa (metodi “mirati”) in cui saranno prese in considerazione le principali molecole di acidi fenolici e flavonoidi (Acido Caffeico, ferulico , Galangina, Pinocembrina, Crisina etcc..). Successivamente sugli estratti dei campioni sarà svolta un’analisi mediante spettroscopia di risonanza magnetica nucleare (NMR) (metodi non “mirati”). In pratica in questo caso non c’è la necessità di individuare i singoli composti presenti nel profilo ma semplicemente si utilizza lo spettro come un “codice a barre”. I dati ottenuti dallo spettrometro di massa di massa e dal profilo NMR saranno acquisiti e statisticamente messi a confronto con quelli ottenuti nelle annate precedenti da campioni di propoli di pioppo mediante metodi chemiometrici per verificare l’esistenza di differenze significative che giustifichino l’ipotesi di una nuova tipologia. Il lavoro sarà utile per procedere sempre più verso una conoscenza e standardizzazione delle materie prime  e per poter valorizzare il prodotto e la sua possibilità di utilizzo in ambito erboristico e nutraceutico. Il 21 febbraio 2018 sono stati inviati al CREA 13 campioni forniti da soci dove sono state associate le seguenti informazioni: tipo di tecnica utilizzata per il prelievo (es. raschiatura / rete); data di raccolta (anche solo il mese/anno); zona geografica di prelievo; altitudine della postazione (circa “metri sul livello del mare” ); intorno botanico (es. conifere,macchia, arbusti). In realtà questa partnership con il CREA è il coerente proseguo di un’articolata attività di Apiaresos per la valorizzazione della propoli sarda, iniziata in ambito formativo con il seminario il 15 aprile 2013 con Andrea Raffinetti, tecnico di Aspromiele e Enrica Bladazzi, titolare del laboratorio “Il giardino dei semplici”. Con quest’ultima Apiaresos ha avviato una collaborazione i cui esiti si sono concretati prima il 22 novembre 2014 con la relazione Propoli tra qualità e salute  alla seconda edizione del nostro Convegno, poi il 28 ottobre 2015 nella terza edizione del Convegno, a seguito di un prima analisi di campioni dei soci, con la relazione  La  propoli sarda tra specificità e nutraceutica. Infine Gianluigi Marcazzan il 19 gennaio 2018, all’ultima edizione del nostro Convegno, ha presentato con l’intervento Caratterizzazione della propoli sarda  il progetto nazionale CREA e l’avvio della collaborazione con Apiaresos.  Allo stato attuale le analisi di “spettroscopia di risonanza magnetica nucleare (NMR)” sul contenuto di polifenoli dei campioni di propoli sarda in collaborazione con l’università di Modena, sono ancora in corso. Una parte delle analisi con la tecnica spettrofotometrica sono già concluse mentre le altre analisi con spettrometro di massa richiedono ancora tempi lunghi perché sono precedute da una tecnica estrattiva per separare le resine dalle cere e le impurezze che rallenta il tutto. Si presume che entro fine giugno – inizio luglio di avere glie esiti finali.      Luigi Manias

Con tanti saluti alla concertazione e alla condivisione Antonio Maccioni di Laore, per sua stessa ammissione, nell’incontro organizzato dall’agenzia a Nuoro sabato 19 maggio dalle 11 alle 14 presso l’aula magna del Consorzio Universitario Nuorese e di cui è stato coordinatore,  ha deciso  l’agenda dei lavori interpellando esclusivamente Danilo Argiolas di Api.pro. Nonostante ci fossero gli estremi per declinare la nostra partecipazione a quello che si è rivelato un dibattito, già monco per l’assenza del rappresentante di Terra Antiga, il consigliere Giuseppe Caddeo ha ricordato all’uditorio, composto da una cinquantina di persone scarse  e in gran parte afferenti a Laore, che Apiaresos da  31 anni opera  a favore di tutto il comparto sardo, collocandosi a livello nazionale come uno degli organismi più dinamici e qualificati nell’ambito della formazione in apicoltura. E’ socia fondatrice di UNAAPI, con cui ha attivato sino ad ora un fattivo rapporto di collaborazione, e svolge un’azione a tutto campo. Caddeo è poi entrato nel merito di alcuni temi. Secondo Apiaresos  sul PSR bisogna uscire dalla condizione di minorità in cui l’azienda apistica sarda è relegata, acquisendo una nuova soggettività (vedi Calabria), anche attraverso la ridefinizione della produzione standard. Sulla misura del PSR calabrese Caddeo ha ricordato all’ignaro uditorio che le provvidenze sono erogate agli apicoltori quale apporto al mantenimento della biodiversità vegetale e non della biodiversità apistica. Una misura simile per la Sardegna, come ha convenuto anche lo stesso Argiolas,  deve essere contestualizzata alla nostra realtà. La legge regionale sull’apicoltura a distanza di quasi tre anni dalla sua entrata in vigore rimane inapplicata in tutti i suoi disposti. Sulla siccità Apiaresos ha lavorato per un premio congruo per l’azienda apistica, ma siamo ancora in attesa di risposte concrete e precise. Sulla bozza del piano urbanistico regionale abbiamo chiesto la riduzione a 1 ettaro della superficie utile per l’edificazioni di edifici per l’apicoltura. Sul piano varroa Apiaresos ha espresso sin da settembre 2017 la propria contrarietà, ritenendolo inutile e dispendioso.  Una vivace discussione è seguita all’intervento del dott. Gianvittorio  Sale, responsabile dell’Unità organizzativa supporto alla gestione sostenibile delle attività agricole, che ha detto che in olivicoltura il trattamento con il Rogor è il rimedio ultimo, non prima di aver applicato agrotecniche alternative; sebbene nei corsi Laore il Rogor sia promosso come il trattamento d’elezione. Caddeo ha suggerito, in un ottica di sostenibilità, l’uso del caolino. Dal pubblico Antonio Sanna, un apicoltore del nuorese, ha evidenziato la pericolosità del Rogor e l’appesantimento burocratico nell’introduzione della Banca Dati Apistica, che secondo Sanna non sarebbe stata ampiamente divulgata. In realtà Apiaresos ha svolto ripetuti interventi (nel nuorese ad Oliena) a riguardo, così Laore a Lula, dove il tecnico Massimo Licini è stato aspramente contestato. Non è dunque casuale che il nuorese sia il territorio con il maggior numero di alveari non denunciati. Antonio Maccioni che è il direttore ad interim del Servizio per la multifunzionalità dell’impresa agricola e per la salvaguardia della biodiversità di Laore si è mostrato stupito quando Giuseppe Caddeo ha detto che l’agenzia da una parte afferma di sostenere il comparto apistico e dall’altra incoraggia, come tecnica agricola conservativa, il diserbo presemina, come espressamente prescritto nella pubblicazione Tecniche di agricoltura conservativa (http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=2436&s=17&v=9&c=4463&id=676679),  presentata a Macomer alla Mostra interprovinciale ovini razza Sarda il 13 maggio. Non stiamo parlando di qualche cunetta ma di aziende agricole di oltre 250 ettari che stanno adottando questa pratica. Laore deve chiarire se intende realmente tutelare la biodiversità apistica. Qualche dubbio Apiaresos ce l’ha dato che i docenti  Laore nei loro corsi di apicoltura, notoriamente, suggeriscono l’uso di ibridi. Apiaresos in tal senso la sua scelta l’ha fatta, fornendo un apporto concreto all’elaborazione della Carta di San Michele d’Adige, un importante documento scientifico a tutela della biodiversità delle sottospecie autoctone dell’apis mellifica. Giuseppe Caddeo anche di questo avrebbe voluto parlare, ma è suonata la campanella del pranzo.  Il bilancio della prima World BEE Day sarda non può certo definirsi esaltante.     Luigi Manias

Martedì 12 giugno, presso la Fondazione Edmund Mach di San Michele d’Adige, si terrà la presentazione della Carta di San Michele d’Adige, un documento a tutela della biodiversità delle sottospecie autoctone dell’apis mellifera, con  particolare rifermento all’ape ligustica. L’elaborazione condivisa del documento ha visto non solo la partecipazione delle maggiori istituzioni scientifiche italiane che si interessano di insetti, ma anche di apicoltori di riferimento nella difesa della biodiversità apistica e di associazioni come Apiaresos, prima firmataria, che ha dato un contributo costruttivo alla sistematizzazione della parte normativa. Maggiori informazioni sulla Carta di San Michele d’Adige in  https://eventi.fmach.it/Carta-di-San-Michele-all-Adige.

Apiaresos, sulla scorta di questo importante documento, intende sensibilizzare il legislatore sardo a rendere operativa la L.R. del 21 luglio 2015, n. 19 sull’apicoltura, con misure di tutela concrete, in riferimento alla “salvaguardia delle specie apistiche, con particolare riferimento alla razza di ape italiana (Apis mellifera ligustica Spinola) e alle popolazioni di api autoctone tipiche.” (art.1, comma 2).    Luigi Manias

Venerdì 27 aprile a Cagliari all’illustrazione del Piano regionale contro la Varroa per Apiaresos era presente lo scrivente, Francesco Caboni per l’OP Terra Antiga e Alessandro Lampis per Api.pro. Alla relazione del prof. Ignazio Floris, che ha fondamentalmente  illustrato distribuzione e incidenza di apiari e apicoltori nel territorio regionale e fatto una disamina esaustiva sui presidi terapeutici contro la varroa approvati dal Ministero competente, sono seguiti gli interventi del dott. Pasquale Marrosu per Laore e del dott. Bruno Frau per i Servizi Veterinari, ovvero i soggetti attuatori del piano, che hanno illustrato l’attività che sarà da loro svolta. Apiaresos ha ribadito le criticità delle quali avevamo già dato ampio risalto in questo blog, che ricordiamo sono:

  1. Differenziazione spiccata delle aziende apistiche sarde per consistenza alveari, tipologia attività (stanziali, nomadi, miste), impostazione produttiva (miele, polline, pappa reale, api regine, ecc.);
  2. Differenzazione delle scelte sanitarie aziendali in tema di lotta alla varroa a seconda del livello di infestazione e di re infestazione post trattamento, andamento produttivo stagionale, andamento climatico invernale e primaverile, costo trattamento inteso sia come costo del  farmaco che in ore/lavoro ad alveare, disponibilità di nuovi farmaci.

Pertanto concludevamo risulterebbero problematiche la standardizzazione della tempistica dei trattamenti,  la tipologia di farmaco da utilizzare, l’adozione di una strategia comune per aziende fortemente differenziate e per territori che presentano elementi di forte disomogeneità. Infine la variabilità e la collocazione cronologica delle produzioni impedirebbe di fissare dei termini di trattamento. Pertanto come Apiaresos ribadiamo che questo piano è del tutto inutile  e dispendioso per l’aggravio di oneri burocratici a carico delle aziende apistiche e l’ingiustificato  dispendio  di risorse pubbliche.

In sede di discussione sono state evidenziate dai rappresentanti delle Associazioni ulteriori criticità non sanabili, come l’esistenza di un numero considerevole di alveari non denunciati alla Banca Data Apistica (Caboni), che rende inutile qualsiasi piano di risanamento a connotazione territoriale. Inoltre la scelta random (cioè casuale) degli apiari su cui intervenire riguarderà, inevitabilmente, le aziende censite in BDA, tralasciando ovviamente questo immane e pericolosissimo “sommerso” di apicoltori clandestini, che dubitiamo assai  adottino una strategia continuativa e adeguata alle patologie degli alveari. Le risorse messe in campo, ovvero tecnici apistici Laore e veterinari, già oberati da una moltitudine di impegni di stringente urgenza e gravità (si pensi per i veterinari alla peste suina), saranno insufficienti a  fronteggiare l’attuazione del piano che sarà diretto alle aziende censite, cioè ai “soliti noti”, ovvero alle aziende professionali che già operano con competenza ed efficacia nel contenimento delle patologie dell’alveare.   E’ stato evidenziato durante la discussione che la stessa assistenza dovuta da Laore all’immane numero di persone licenziate dai loro corsi di apicoltura è carente, per ovvie ragioni legate all’insufficienza delle risorse umane (Lampis). Di fatto, come tendenza generale, un numero cospicuo di apicoltori neofiti  non hanno strumenti  adeguati di intervento sul fronte del contenimento delle patologie apistiche, per cui il completamento dei processi formativi è stato evidenziato (Caboni, Manias) si svolgono ormai attingendo su Internet a contenuti non validati. Sarebbero pertanto fra gli ideali destinatari del piano che comunque, a nostro parere, non può essere finalizzato a riparare ai gaps formativi. Insomma a questo piano, di cui Apiaresos si riserva di valutare efficacia e raggiungimento degli obiettivi dopo la prima annualità, mancano la totalità dei prerequisiti per poterlo applicare.      Luigi Manias

 

Il corso di introduzione all’apicoltura, composto da una classe di 20 allieve e allievi, è giunto sabato 14 aprile a Marrubiu con la lezione antimeridiana di Antonio Carrelli sulla normativa apistica alla decima giornata formativa, cioè a metà percorso. Le allieve e gli allievi  del corso (Aramu Ines Lorena, Corrias Maria Adelaide, Cossu Giulia, Deiana  Luca, Ferrari Silvana , Giorgi Marco, Lixi Davide, Loi Efisio, Manca Natalia, Murranca Joseph, Musa Alberto, Patteri Diego, Rullo Bruno, Sassu Marco, Schirru Lucia, Sirca Michela, Tuveri  Massimo, Ucheddu Alessandra, Vedele Giuseppe, Zucca Enrico) hanno dimostrato un forte interesse è attenzione su tutte le tematiche affrontate durante questa prima fase. Anche il corso di perfezionamento in apicoltura, che comprende gran parte delle allieve e degli allievi del corso di introduzione dello scorso anno (Caddeo Giuseppe, Carboni Mario, Careddu Antonello, Cocco Daniele, Demurtas Tiziana, Erriu Nicola, Floris Sergio, Matta Michele, Meloni Marco, Meloni Maria Francesca, Puddu Nicola, Pusceddu Nicola), ha superato con la lezione serale di Antonio Carrelli di sabato 14 aprile il giro di boa. Il corso di introduzione terminerà sabato 23 giugno, mentre il corso di perfezionamento il 6 giugno.       Luigi Manias