Il Comune di Monti, la Pro Loco di Monti, La Comunità Montana del Monte Acuto, in collaborazione con Apiaresos organizzano il Convegno

                                                         Apicoltura sarda. Il futuro ha un cuore antico

“La tradizione è un fare, non un subire, è un procedere, non uno stare.” Bachisio Bandinu

La diffusione endemica della varroa impone non solo una gestione continuativa della patologia, ma anche interventi innovativi di controllo capillare a livello territoriale più ampi rispetto a quelli tentati in passato. La necessità di diversificare le produzioni dell’azienda apistica, in un ottica ineludibile di multifunzionalità, può assumere come motivo ispiratore un nuovo rapporto con la tradizione. Infatti la salvaguardia, tutela e propagazione del patrimonio sardo di biodiversità apistica può rappresentare, contestualmente ad un’azione comunicativa sul web per un prodotto agricolo tradizionale come l’abbamele e alla diffusione di nuove produzioni come la raccolta del veleno d’api , voci rilevanti del reddito d’impresa. Gavino Antonio Carta, primo apicoltore sardo a far uso del favo mobile nell’immediato dell’unità d’Italia, e gli eventi espositivi e sensoriali previsti, confermano che il futuro dell’apicoltura sarda ha un cuore antico.

Monti, 4 agosto 2018
Enoforum, Via San Paolo 2

16.30 Conferenza stampa
17.00 Inaugurazione delle mostre Antiche arnie a favo mobile a cura di Apiaresos e Apicoltura sarda a cura dell’Università di Sassari

Monti, 5 agosto 2018
Centro Sociale “A. Segni” via Risorgimento 8

Convegno Apicoltura sarda. Il futuro ha un cuore antico

09.00 Saluto del Sindaco di Monti Emanuele A. Mutzu
Saluto del Presidente della Pro Loco di Monti Domenico Pes
Coordina il convegno Luigi Manias
Direttore tecnico Apiaresos

09.30 Come combattere efficacemente la varroa. Una soluzione per la Sardegna > Pierantonio Belletti, Apicoltore professionista e tecnico apistico

10.00 La Sardegna non è arretrata. Giovanni Antonio Carta pioniere dell’arnia a favo mobile > Giuseppe Caddeo, Apiaresos

10.30 Un patrimonio di biodiversità da difendere. L’ape in Sardegna > Ignazio Floris, Università di Sassari

11.00 La più grande sperimentazione mai fatta in apicoltura. Progetto AluenCAP > Alberto Angioni, Università di Cagliari – Ignazio Floris, Università di Sassari

11.30 Come guarire con il veleno d’api. L’apitoxoterapia > Flavio Maria Testa, Associazione Italiana Apiterapia

12.00 Abbamele. Uno strumento innovativo per un prodotto agricolo tradizionale > Luigi Manias, Apiaresos

Dibattito

09.00 – 13.00 Banco Apiaresos. Esposizione e vendita di libri di apicoltura

 

Enoforum, Via San Paolo 2

18.30 Degustazione guidata di mieli uniflorali e abbamele

Luigi Manias, Albo Nazionale degli esperti in analisi sensoriale del miele
Sebastiano Brancazzu, Tecnico lattiero caseario

Segreteria organizzativa Apiaresos > Referente Luigi Manias > apiaresos@gmail.com > c. 347 72 89 905

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Apiaresos ritiene che il riconoscimento di 15 euro come parametro unitario d’aiuto ad alveare, rispetto al pochissimo o niente del passato, sia una risultato altamente positivo. 2 euro in più rispetto ad un capo ovino – caprino e l’equiparazione di un un alveare ad un capo bovino da latte è un successo, perché la Regione Autonoma della Sardegna riconosce l’apicoltura sarda alla stessa stregua di settori di assoluta rilevanza dell’agricoltura sarda: quello ovino caprino e il bovino da latte. Pertanto ritenere che la Regione potesse concedere ad alveare più di quanto ha fatto, prima di essere velleitario, è pretestuoso e strumentale. Sarà utile ricordare che in occasione della prima manifestazione pubblica degli apicoltori sardi del 13 dicembre 2017, culminata nell’incontro con il Presidente del Consiglio Regionale Ganau, sul tema siccità Apiaresos chiese di equiparare un capo ovino – caprino ad un alveare a fronte di una proposta da parte dell’on. Lotto, presidente della Commissione Agricoltura, di 7 -8 euro. Tuttavia da parte del Presidente Ganau e di tutti i consiglieri convenuti ci fu l’impegno a verificare la possibilità di una sensibile integrazione. Così è avvenuto.        Luigi Manias

La classe di allievi al primo corso sull’apicoltura naturale con l’arnia Top Bar mai tenuto in Sardegna, condotto dal suo massimo esperto Paolo Fontana, era già completa tre giorni dopo l’annuncio. D’accordo con Paolo Fontana Apiaresos ha deciso di offrire un’ulteriore opportunità di partecipazione prorogando a domenica 15 luglio l’iscrizione al corso per altri soli 5 posti. Ricordiamo che Paolo Fontana è anche autore del volume Il Piacere delle Api e promotore di una battaglia a difesa delle biodiversità apistica, culminata nella presentazione il 12 giugno della Carta di San Michele d’Adige. Il corso si terrà a Cuglieri da lunedì 16 a martedì 17 luglio. Per modalità di iscrizione e costo chiamare o scrivere a Luigi Manias 3477289905 – apiaresos@gmail.com.

Paolo Fontana sarà relatore al convegno di Montevecchio di sabato 14 luglio, ma anche protagonista domenica 15 dalle 9.30 alle 11.30 della trasmissione radiofonica Il territorio è una risorsa su Radio Supersound, condotta da Fulvio Tocco  https://www.facebook.com/fulvio.toccoii/posts/986592578171441      Luigi Manias

 

Per la prima volta in Sardegna un corso sull’apicoltura naturale con l’arnia Top Bar condotto dal suo massimo esperto: Paolo Fontana. Paolo Fontana, autore del volume Il Piacere delle Api e promotore di una battaglia a difesa delle biodiversità apistica, culminata nella presentazione il 12 giugno della Carta di San Michele d’Adige, sarà insieme a Damiano Fioretto il docente del corso residenziale con la Top Bar, ristretto a soli 10 partecipanti, che si terrà a Cuglieri da lunedì 16 a martedì 17 luglio. Per le modalità di iscrizione e il costo chiamare o scrivere a Luigi Manias 3477289905 – apiaresos@gmail.com.

 

C’era il tutto esaurito delle grandi occasioni domenica 27 maggio alle ore 19.30 nello spaccio della cooperativa Pastori Associati Sardegna di Villanovaforru, per degustare l’abbamele in abbinamento a due formaggi  pecorini e a un caprino. Un evento voluto da Apiaresos per  parlare di abbamele, che si è potuto realizzare nell’ambito del programma della seconda edizione del Festival del culto dell’acqua. Nino Schirra e lo scrivente hanno spiegato all’uditorio composto da 60 persone la storia, le modalità di produzione, le caratteristiche organolettiche dell’abbamele, proponendo le suggestive immagini di una apicoltrice novantenne all’opera nella preparazione di questo decotto. Abbiamo poi ricordato che grazie ad Apiaresos l’abbamele ha ottenuto dallo stato italiano il riconoscimento come PAT (Prodotto Agricolo Tradizionale) il 10 luglio 2010, dopo un lungo lavoro di ricerca, che ha prodotto un dossier storico – tecnico ed ha comportato una lunga procedura burocratica.  I PAT, i prodotti agroalimentari e agricoli destinati all’alimentazione umana, caratteristici di un territorio e legati alle produzioni tradizionali locali sono normati dall’art.8 del D.lgs n° 173/98 che sancisce l’importanza della valorizzazione del patrimonio gastronomico;  dal DM 350/99 che fissa le norme per l’individuazione dei prodotti tradizionali; e dalle circolari ministeriali n. 10 del 21/12/1999 e n. 2 del 24/01/2000 che regolano l’iter di riconoscimento.       Luigi Manias

La collaborazione avviata da Apiaresos con il CREA – Api di Bologna (già Istituto Nazionale di Apicoltura) per la caratterizzazione della propoli sarda si inscrive in un progetto più ampio a carattere nazionale che verificherà, per quanto è possibile, di differenziare la propoli di fascia costiera mediterranea da quella continentale tipicamente riferibile alla tipologia “Poplar”.Gli estratti alcolici ottenuti dai campioni saranno processati mediante la strumentazione analitica HPLC massa (metodi “mirati”) in cui saranno prese in considerazione le principali molecole di acidi fenolici e flavonoidi (Acido Caffeico, ferulico , Galangina, Pinocembrina, Crisina etcc..). Successivamente sugli estratti dei campioni sarà svolta un’analisi mediante spettroscopia di risonanza magnetica nucleare (NMR) (metodi non “mirati”). In pratica in questo caso non c’è la necessità di individuare i singoli composti presenti nel profilo ma semplicemente si utilizza lo spettro come un “codice a barre”. I dati ottenuti dallo spettrometro di massa di massa e dal profilo NMR saranno acquisiti e statisticamente messi a confronto con quelli ottenuti nelle annate precedenti da campioni di propoli di pioppo mediante metodi chemiometrici per verificare l’esistenza di differenze significative che giustifichino l’ipotesi di una nuova tipologia. Il lavoro sarà utile per procedere sempre più verso una conoscenza e standardizzazione delle materie prime  e per poter valorizzare il prodotto e la sua possibilità di utilizzo in ambito erboristico e nutraceutico. Il 21 febbraio 2018 sono stati inviati al CREA 13 campioni forniti da soci dove sono state associate le seguenti informazioni: tipo di tecnica utilizzata per il prelievo (es. raschiatura / rete); data di raccolta (anche solo il mese/anno); zona geografica di prelievo; altitudine della postazione (circa “metri sul livello del mare” ); intorno botanico (es. conifere,macchia, arbusti). In realtà questa partnership con il CREA è il coerente proseguo di un’articolata attività di Apiaresos per la valorizzazione della propoli sarda, iniziata in ambito formativo con il seminario il 15 aprile 2013 con Andrea Raffinetti, tecnico di Aspromiele e Enrica Bladazzi, titolare del laboratorio “Il giardino dei semplici”. Con quest’ultima Apiaresos ha avviato una collaborazione i cui esiti si sono concretati prima il 22 novembre 2014 con la relazione Propoli tra qualità e salute  alla seconda edizione del nostro Convegno, poi il 28 ottobre 2015 nella terza edizione del Convegno, a seguito di un prima analisi di campioni dei soci, con la relazione  La  propoli sarda tra specificità e nutraceutica. Infine Gianluigi Marcazzan il 19 gennaio 2018, all’ultima edizione del nostro Convegno, ha presentato con l’intervento Caratterizzazione della propoli sarda  il progetto nazionale CREA e l’avvio della collaborazione con Apiaresos.  Allo stato attuale le analisi di “spettroscopia di risonanza magnetica nucleare (NMR)” sul contenuto di polifenoli dei campioni di propoli sarda in collaborazione con l’università di Modena, sono ancora in corso. Una parte delle analisi con la tecnica spettrofotometrica sono già concluse mentre le altre analisi con spettrometro di massa richiedono ancora tempi lunghi perché sono precedute da una tecnica estrattiva per separare le resine dalle cere e le impurezze che rallenta il tutto. Si presume che entro fine giugno – inizio luglio di avere glie esiti finali.      Luigi Manias

Con tanti saluti alla concertazione e alla condivisione Antonio Maccioni di Laore, per sua stessa ammissione, nell’incontro organizzato dall’agenzia a Nuoro sabato 19 maggio dalle 11 alle 14 presso l’aula magna del Consorzio Universitario Nuorese e di cui è stato coordinatore,  ha deciso  l’agenda dei lavori interpellando esclusivamente Danilo Argiolas di Api.pro. Nonostante ci fossero gli estremi per declinare la nostra partecipazione a quello che si è rivelato un dibattito, già monco per l’assenza del rappresentante di Terra Antiga, il consigliere Giuseppe Caddeo ha ricordato all’uditorio, composto da una cinquantina di persone scarse  e in gran parte afferenti a Laore, che Apiaresos da  31 anni opera  a favore di tutto il comparto sardo, collocandosi a livello nazionale come uno degli organismi più dinamici e qualificati nell’ambito della formazione in apicoltura. E’ socia fondatrice di UNAAPI, con cui ha attivato sino ad ora un fattivo rapporto di collaborazione, e svolge un’azione a tutto campo. Caddeo è poi entrato nel merito di alcuni temi. Secondo Apiaresos  sul PSR bisogna uscire dalla condizione di minorità in cui l’azienda apistica sarda è relegata, acquisendo una nuova soggettività (vedi Calabria), anche attraverso la ridefinizione della produzione standard. Sulla misura del PSR calabrese Caddeo ha ricordato all’ignaro uditorio che le provvidenze sono erogate agli apicoltori quale apporto al mantenimento della biodiversità vegetale e non della biodiversità apistica. Una misura simile per la Sardegna, come ha convenuto anche lo stesso Argiolas,  deve essere contestualizzata alla nostra realtà. La legge regionale sull’apicoltura a distanza di quasi tre anni dalla sua entrata in vigore rimane inapplicata in tutti i suoi disposti. Sulla siccità Apiaresos ha lavorato per un premio congruo per l’azienda apistica, ma siamo ancora in attesa di risposte concrete e precise. Sulla bozza del piano urbanistico regionale abbiamo chiesto la riduzione a 1 ettaro della superficie utile per l’edificazioni di edifici per l’apicoltura. Sul piano varroa Apiaresos ha espresso sin da settembre 2017 la propria contrarietà, ritenendolo inutile e dispendioso.  Una vivace discussione è seguita all’intervento del dott. Gianvittorio  Sale, responsabile dell’Unità organizzativa supporto alla gestione sostenibile delle attività agricole, che ha detto che in olivicoltura il trattamento con il Rogor è il rimedio ultimo, non prima di aver applicato agrotecniche alternative; sebbene nei corsi Laore il Rogor sia promosso come il trattamento d’elezione. Caddeo ha suggerito, in un ottica di sostenibilità, l’uso del caolino. Dal pubblico Antonio Sanna, un apicoltore del nuorese, ha evidenziato la pericolosità del Rogor e l’appesantimento burocratico nell’introduzione della Banca Dati Apistica, che secondo Sanna non sarebbe stata ampiamente divulgata. In realtà Apiaresos ha svolto ripetuti interventi (nel nuorese ad Oliena) a riguardo, così Laore a Lula, dove il tecnico Massimo Licini è stato aspramente contestato. Non è dunque casuale che il nuorese sia il territorio con il maggior numero di alveari non denunciati. Antonio Maccioni che è il direttore ad interim del Servizio per la multifunzionalità dell’impresa agricola e per la salvaguardia della biodiversità di Laore si è mostrato stupito quando Giuseppe Caddeo ha detto che l’agenzia da una parte afferma di sostenere il comparto apistico e dall’altra incoraggia, come tecnica agricola conservativa, il diserbo presemina, come espressamente prescritto nella pubblicazione Tecniche di agricoltura conservativa (http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=2436&s=17&v=9&c=4463&id=676679),  presentata a Macomer alla Mostra interprovinciale ovini razza Sarda il 13 maggio. Non stiamo parlando di qualche cunetta ma di aziende agricole di oltre 250 ettari che stanno adottando questa pratica. Laore deve chiarire se intende realmente tutelare la biodiversità apistica. Qualche dubbio Apiaresos ce l’ha dato che i docenti  Laore nei loro corsi di apicoltura, notoriamente, suggeriscono l’uso di ibridi. Apiaresos in tal senso la sua scelta l’ha fatta, fornendo un apporto concreto all’elaborazione della Carta di San Michele d’Adige, un importante documento scientifico a tutela della biodiversità delle sottospecie autoctone dell’apis mellifica. Giuseppe Caddeo anche di questo avrebbe voluto parlare, ma è suonata la campanella del pranzo.  Il bilancio della prima World BEE Day sarda non può certo definirsi esaltante.     Luigi Manias