Venerdì 27 aprile a Cagliari all’illustrazione del Piano regionale contro la Varroa per Apiaresos era presente lo scrivente, Francesco Caboni per l’OP Terra Antiga e Alessandro Lampis per Api.pro. Alla relazione del prof. Ignazio Floris, che ha fondamentalmente  illustrato distribuzione e incidenza di apiari e apicoltori nel territorio regionale e fatto una disamina esaustiva sui presidi terapeutici contro la varroa approvati dal Ministero competente, sono seguiti gli interventi del dott. Pasquale Marrosu per Laore e del dott. Bruno Frau per i Servizi Veterinari, ovvero i soggetti attuatori del piano, che hanno illustrato l’attività che sarà da loro svolta. Apiaresos ha ribadito le criticità delle quali avevamo già dato ampio risalto in questo blog, che ricordiamo sono:

  1. Differenziazione spiccata delle aziende apistiche sarde per consistenza alveari, tipologia attività (stanziali, nomadi, miste), impostazione produttiva (miele, polline, pappa reale, api regine, ecc.);
  2. Differenzazione delle scelte sanitarie aziendali in tema di lotta alla varroa a seconda del livello di infestazione e di re infestazione post trattamento, andamento produttivo stagionale, andamento climatico invernale e primaverile, costo trattamento inteso sia come costo del  farmaco che in ore/lavoro ad alveare, disponibilità di nuovi farmaci.

Pertanto concludevamo risulterebbero problematiche la standardizzazione della tempistica dei trattamenti,  la tipologia di farmaco da utilizzare, l’adozione di una strategia comune per aziende fortemente differenziate e per territori che presentano elementi di forte disomogeneità. Infine la variabilità e la collocazione cronologica delle produzioni impedirebbe di fissare dei termini di trattamento. Pertanto come Apiaresos ribadiamo che questo piano è del tutto inutile  e dispendioso per l’aggravio di oneri burocratici a carico delle aziende apistiche e l’ingiustificato  dispendio  di risorse pubbliche.

In sede di discussione sono state evidenziate dai rappresentanti delle Associazioni ulteriori criticità non sanabili, come l’esistenza di un numero considerevole di alveari non denunciati alla Banca Data Apistica (Caboni), che rende inutile qualsiasi piano di risanamento a connotazione territoriale. Inoltre la scelta random (cioè casuale) degli apiari su cui intervenire riguarderà, inevitabilmente, le aziende censite in BDA, tralasciando ovviamente questo immane e pericolosissimo “sommerso” di apicoltori clandestini, che dubitiamo assai  adottino una strategia continuativa e adeguata alle patologie degli alveari. Le risorse messe in campo, ovvero tecnici apistici Laore e veterinari, già oberati da una moltitudine di impegni di stringente urgenza e gravità (si pensi per i veterinari alla peste suina), saranno insufficienti a  fronteggiare l’attuazione del piano che sarà diretto alle aziende censite, cioè ai “soliti noti”, ovvero alle aziende professionali che già operano con competenza ed efficacia nel contenimento delle patologie dell’alveare.   E’ stato evidenziato durante la discussione che la stessa assistenza dovuta da Laore all’immane numero di persone licenziate dai loro corsi di apicoltura è carente, per ovvie ragioni legate all’insufficienza delle risorse umane (Lampis). Di fatto, come tendenza generale, un numero cospicuo di apicoltori neofiti  non hanno strumenti  adeguati di intervento sul fronte del contenimento delle patologie apistiche, per cui il completamento dei processi formativi è stato evidenziato (Caboni, Manias) si svolgono ormai attingendo su Internet a contenuti non validati. Sarebbero pertanto fra gli ideali destinatari del piano che comunque, a nostro parere, non può essere finalizzato a riparare ai gaps formativi. Insomma a questo piano, di cui Apiaresos si riserva di valutare efficacia e raggiungimento degli obiettivi dopo la prima annualità, mancano la totalità dei prerequisiti per poterlo applicare.      Luigi Manias